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15 maggio 2016
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Molto rumore per nulla: la comunicazione del pericolo e la comunicazione del rischio.

Leggiamo su Il fatto quotidiano l’ennesimo articolo riguardante la presenza di residui di pesticidi nelle acque (con particolare attenzione a Lombardia e Toscana) comunicateci dall’ing. Pietro Paris, eminente rappresentante dell’ISPRA, che non si stanca mai di raccontarci come tali residui siano al di sopra dei limiti legali. Questo lascia intendere al lettore non ben informato che essi possano rappresentare un pericolo per la sua salute, trascurando di specificare se l’entità di tali residui possa rappresentare un reale rischio. La differenza tra pericolo e rischio è fondamentale nella valutazione della sicurezza, Infatti, un fenomeno (chimico, fisico, storico) può rappresentare un potenziale pericolo (cianuro, saetta, dittatore), ma, se gli individui (la popolazione) non vengono a contatto (esposti) con tale fenomeno, il rischio che si possa manifestare un effetto negativo non si concretizza. È l’entità (la dose, la quantità) che determina l’effetto. Ecco perché la sola comunicazione del pericolo (pesticidi al di sopra del limite) rappresenta un modo distorto di comunicare il rischio. Non tutti sono al corrente che i limiti imposti dalla legge rappresentano una soglia legale estremamente cautelativa, basata sul principio di precauzione applicato nella Unione Europea, che fissa dei limiti legali relativi al massimo residuo consentito per ciascun pesticida e ciascuna coltura utilizzando dei fattori di sicurezza, in modo che il superamento dei limiti legali non possa causare allarme per la salute del consumatore anche in presenza di una miscela di queste sostanze. Purtroppo tale informazione è relegata in secondo piano, vanificando gli sforzi di coloro (scienziati e regolamentatori) che si occupano di salvaguardare la salute delle popolazione. L’articolo insinua un possibile pericolo per sostanze quali il Glifosato, a discapito delle decisioni di severi ed imparziali Enti internazionali, quali l’Agenzia Europea per la Sicurezza degli Alimenti (EFSA) l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Environmental Protection Agency degli Stati Uniti (US EPA), che ne definiscono l’uso corretto e privo di rischi. In conclusione, il dubbio mediatico è capace di distruggere tutti gli sforzi fatti da singoli scienziati o da organismi internazionali e la Società Italiana di Tossicologia, all’interno della quale esistono esperti tossicologi riconosciuti a livello europeo, gli European Registered Toxicologists, auspica un maggior coinvolgimento di queste figure di riferimento, prima della pubblicazione di articoli che possono risultare fuorvianti per la popolazione.
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