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26 aprile 2016
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L’Italia è un Paese che, grazie alla sua estensione da Nord a Sud, copre un territorio di ben dieci paralleli (tra il 47° al 37° circa), potendo dunque contare su una latitudine complessiva enorme e importante che ci consente di coltivare quasi ogni tipo di prodotto ortofrutticolo, tropicali a parte. Insomma, in potenza, la superficie così esposta, saprebbe garantirci cibo di stagione a chilometro pressoché zero. Si tratta però di una opportunità che non sfruttiamo: come spiegano le associazioni di categoria importiamo #broccoli, #aglio, #mele dalla Cina; #prezzemolo dal Vietnam; #basilico dall’India; e ancora mele, #pere dalla Cina; #arance, #mandaranci e #mandarini dalla Spagna, dal Marocco e dall’Egitto; #albicocche dalla Francia, #ciliege dalla Turchia, #pesche e #prugne dalla Spagna. Per elencare solo alcuni esempi.
Questione di prezzo, di accordi commerciali e dinamiche non sempre trasparenti. Ricevere primizie nostrane dall’estero, se da una parte potrebbe essere economico dall’altra comporta però un impatto notevole per l’ambiente (in termini di emissioni di CO2 per il trasporto, per esempio) e un impatto notevole per il consumatore. Proprio come ha segnalato una recente nota di Coldiretti Lombardia: per molti di questi prodotti è facile smarrire la tracciabilità, una volta in Unione Europea. Così è possibile trovare sul piatto frutta e verdura contaminate. Coldiretti ha allora stilato una black-list dei prodotti verso cui fare estrema attenzione, basata sulle analisi condotte dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) nel Rapporto 2015 sui Residui dei Fitosanitari in Europa.
I broccoli provenienti dalla Cina sono il prodotto alimentare meno sicuro – spiega l’associazione – con la quasi totalità (92%) dei campioni risultati irregolari per la presenza di residui chimici. A preoccupare è anche il #prezzemolo del Vietnam con il 78% di irregolarità e il #basilico dall’India che è fuori norma in ben 6 casi su 10. Sempre la Cina anche nel 2015 ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea: su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa, ben 386 (15%) – ricorda Coldiretti – hanno riguardato il gigante asiatico che in Italia, nello stesso anno, ha praticamente quintuplicato (+379%) le esportazioni di concentrato di #pomodoro che hanno raggiunto circa 67 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente.
La lista delle sostanze tossiche nei broccoli, per eccesso, è lunga: Acetamiprid, Chlorfenapyr, Carbendazim, Flusilazole e Pyridaben. Mentre nel prezzemolo vietnamita i problemi derivano da Chlorpyrifos, Profenofos, Hexaconazole, Phentoate, Flubendiamide. Nel basilico indiano è contenuto Carbendazim che è vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno.
Nella classifica dei prodotti più contaminati ci sono però anche le #melagrane dall’Egitto, che superano i limiti in un caso su tre (33%), ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle #fragole e il 5% delle arance che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni all’importazione concesse dall’Unione Europea. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli – continua la Coldiretti – vengono anche dal #peperoncino della Thailandia e dai #piselli del Kenia contaminati in un caso su dieci (10%)
I problemi – sottolinea infine Coldiretti – riguardano anche la frutta dal Sud America come i #meloni e i #cocomeri importati dalla Repubblica Dominicana che sono fuori norma nel 14% dei casi per l’impiego di Spinosad e Cypermethrin.
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