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24 giugno 2019
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Di cosa parliamo quando parliamo di Cannabis e Cannabis light

Con il termine canapa light si intende la cannabis con un contenuto di delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) inferiore allo 0,6%. La vendita della cosiddetta “cannabis light” è regolata dalla legge 242 del 2016, entrata in vigore il 14 gennaio 2017 che prevede la commercializzazione delle infiorescenze e dei semi di canapa solo a scopo collezionistico, e naturalmente con un contenuto di THC non superiore allo 0,6%.

Gli effetti psicotropi della pianta sono proprio attribuiti al THC che viene prodotto maggiormente nelle foglie e nei boccioli dei fiori della pianta. Quest’ultima, oltre al THC, contiene anche cannabinoidi (molecole con struttura terpenoide) non psicoattivi, come il cannabidiolo (CBD), il cannabichromene (CBC) e il cannabigerolo (CBG) insieme ad altri costituenti non cannabinoidi appartenenti a diverse classi chimiche, ad esempio, zuccheri, idrocarburi, steroidi, flavonoidi, composti azotati e aminoacidi.

Soltanto alcuni dei cannabinoidi presenti nella canapa sono capaci di interagire con i recettori cannabinoidi endogeni CB1 e CB2. I primi sono presenti nel sistema nervoso centrale e periferico (esempio: ippocampo, corteccia cerebrale, amigdala, gangli basali, midollo), ma anche nei polmoni, nel cuore, nel tratto gastrointestinale, nel rene, nella vescica e negli organi riproduttivi. I recettori CB2 invece si riscontrano nei leucociti, nella milza e negli astrociti.

Essendo il THC un agonista parziale di entrambi i recettori CB è il responsabile degli effetti psicoattivi della cannabis. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) gli effetti psicotossici ad alte dosi comprendono: allucinazioni franche, delirio, paranoia, pensieri confusi e disorganizzati, accentuazione di depersonalizzazione, accentuata alterazione del senso del tempo, ansia fino al panico.

Invece nell’assunzione cronica gli effetti psicotossici sono: la sindrome amotivazionale (apatia, torpore, ridotta capacità di giudizio, di concentrazione, di memoria, perdita di interesse verso la propria persona e verso le convenzioni sociali), alterazioni polmonari e alterazioni immunologiche. Inoltre, l’uso durante la gravidanza è associato a compromissione dello sviluppo fetale che porta a una riduzione del peso alla nascita.

Il THC, oltre che sui recettori CB, agisce anche su quelli non CB, sui canali ionici ed enzimi con potenziali effetti antidolorifici, antinausea, antiemetici, stimolanti l’appetito e ipotensivi sulla pressione endoculare.

Il tetraidrocannabinolo è il cannabinoide più conosciuto e studiato, mentre lo studio delle proprietà farmaco-tossicologiche degli altri cannabinoidi è ancora all’inizio, tranne che per il cannabidiolo (CBD) il quale non interagendo coi recettori CB manca di psicoattività, però agisce su altri target, quali canali ionici, recettori ed enzimi con un potenziale effetto antinfiammatorio, analgesico, anti-nausea, antiemetico, antipsicotico, ansiolitico e antiepilettico.

In virtù di queste proprietà, la Cannabis FM2 (la canapa coltivata per uso terapeutico) viene impiegata in patologie che implicano spasticità associata a dolore (sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale) resistente alle terapie convenzionali, oppure nel dolore cronico in cui il trattamento con antinfiammatori non steroidei o con farmaci cortisonici o oppioidi si sia rivelato inefficace.

La prescrizione della cannabis ad uso medico riguarda inoltre il suo impiego nella riduzione dei movimenti involontari del corpo e facciali nella sindrome di Tourette e per l’effetto antiemetico nella nausea e vomito, causati da chemioterapia, radioterapia, terapie per l’HIV, che anche in questo caso non può essere ottenuto con trattamenti tradizionali. 

Sulla base delle evidenze scientifiche ad ora disponibili, l’uso terapeutico della cannabis va considerato come un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, quando questi ultimi non hanno prodotto gli effetti desiderati o necessitano di incrementi posologici che potrebbero determinare la comparsa di effetti collaterali.

Come già ricordato, nella cannabis venduta nei grow shop (negozi al dettaglio che vendono attrezzature e forniture per la coltivazione di piante) la percentuale di THC è inferiore allo 0,6%, invece sul contenuto di CBD la legge non pone limiti.

Per capire la quantità, basti pensare che nella Cannabis coltivata per usi terapeutici nello Stabilimento Farmaceutico Militare di Firenze, la concentrazione di THC è tra il 5% e l’8%.

Sebbene il principio attivo sia effettivamente basso, è difficile dare una risposta univoca sugli effetti della cannabis light in quanto vanno presi in considerazione anche altri fattori, come la variabilità nella risposta alla sostanza che non è solo individuale ma che è anche legata alle differenti modalità di assunzione.

 

Bibliografia:

https://www.who.int/substance_abuse/facts/cannabis/en/

https://www.who.int/medicines/access/controlled-substances/5.2_CBD.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5741114/

https://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/decotto.pdf

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