SITOX
Società Italiana di Tossicologia
Via Giovanni Pascoli, 3
20129, Milano
C.F. 96330980580
P.I. 06792491000
T. 02-29520311
sitox@segr.it
iso-9001
contattaci

News da SITOX

In questa sezione SITOX mette in evidenza i comunicati, i documenti, i pareri e le notizie più recenti per coltivare un filo diretto con la società civile.

14 giugno 2019
p-esporsi-al-sole-ma
Esate, sole e raggi UV. I consigli e le precauzioni della Società Italiana di Tossicologia (SITOX)

Esporsi al sole, ma nel modo giusto, è importante sia per la sintesi della vitamina D, fondamentale per l’organismo, sia per evitare gli effetti dannosi causati da una eccessiva esposizione (dose).

Il sole irraggia una grande quantità di energia nello spazio sotto forma di radiazione elettromagnetica a diverse lunghezze d’onda, tuttavia solo una piccola quantità raggiunge la superficie terrestre in quanto le radiazioni vengono fermate dall’atmosfera o da alcune molecole come O2 (ossigeno), O3 (ozono) e N2 (azoto). La radiazione solare biologicamente più attiva è quella compresa tra 290 e 700 nm che comprende i raggi UV-C, UV-B, UV-A e la luce visibile.

Gli UV-C non raggiungono di norma la superficie terrestre perché assorbiti dall’ozono, e se così non fosse causerebbero danni al DNA e alle proteine.

I raggi UV-B invece svolgono un ruolo importantissimo perché sono in grado di trasformare il precursore della vitamina D (7-deidrocolesterolo), sintetizzato dall’organismo, in colecalciferolo (vitamina D). Essa è indispensabile per supportare un efficiente assorbimento intestinale dei due minerali fondamentali per la formazione delle ossa e dei denti, ossia il calcio e il fosfato.

Un deficit di vitamina D si manifesta con il rachitismo nei bambini (deformazioni scheletriche dovute ad una difettosa mineralizzazione) e con una patologia metabolica (osteomalacia) negli adulti a carico delle ossa, a cui sottrae minerali rendendole più suscettibili a dolori, malformazioni e fratture.

Le UV-B sono le radiazioni più energetiche, si diffondono solo negli strati più superficiali della pelle, nell’epidermide, e sono le principali responsabili del fenomeno dell’eritema solare (una manifestazione infiammatoria della cute, che può svilupparsi in seguito a eccessive e prolungate esposizioni al sole. I “raggi” UV-B possono quindi causare anche un aumentato rischio di sviluppare macchie cutanee e lesioni preneoplastiche.

I raggi UV-A rappresentano la maggior porzione dei raggi UV e sono responsabili delle reazioni fotosensibilizzanti. Essi possono penetrare in profondità, fino al derma, stimolando la formazione di radicali liberi che danneggiano alcune strutture come il collagene e le fibre elastiche, provocando rughe e invecchiamento cutaneo. Gli UV-A sono implicati non solo nei processi di fotoinvecchiamento e fotodermatosi ma anche di fotosensibilizzazione (fotoallergia) nei confronti di alcuni farmaci e di fototossicità.

Quest’ultima comprende tre diversi eventi fotochimici: fotochemiotossicità (una risposta cellulare abnorme alle radiazioni nello spettro del visibile o UV in presenza o in assenza di una sostanza chimica), fotoallergia (reazione di fotosensibilizzazione con coinvolgimento del sistema immunitario) e fotocancerogenesi (reazione cutanea caratterizzata dall’invecchiamento cutaneo e possibili lesioni pre-maligne e maligne).

Le radiazioni UV, specialmente le UV-B sono potenzialmente tossiche per i tessuti, particolarmente per la cute e gli occhi. Ma solo potenzialmente, in quanto con un’esposizione (dose) equilibrata al sole e con le protezioni solari adeguate si possono evitare le modificazioni degenerative responsabili degli effetti sopraccitati.

L’utilizzo dei prodotti per la protezione solare è estremamente utile in quanto protegge la pelle dai raggi UV assorbendoli, disperdendoli oppure riflettendoli in base ai filtri solari che contengono. I filtri fisici (ZnO, TiO2) riflettono le radiazioni, mentre invece i filtri chimici li assorbono, spegnendo, in modo selettivo, le radiazioni UV-A e UV-B.

È importante scegliere i prodotti per la protezione solare in base alle caratteristiche del filtro. La prima caratteristica da controllare è il fattore di protezione solare (SPF) che indica la quantità in particolare di radiazioni UV-B “fermate” dal filtro solare: un SPF 6 lascerà passare un sesto delle radiazioni UV-B, mentre un SPF 50 ne lascerà passare solo un cinquantesimo.

Più è alto il numero, meno UV-B interagiscono con le cellule della cute. Secondo il proprio fototipo di pelle va scelto il prodotto più appropriato. Per esempio, si deve ricorrere a un fattore molto elevato (50+ o schermo totale) in caso di pelli molto chiare e capelli rossi o biondi (fototipo 1) fino a un SPF basso, tra il 10 e il 6, indicato per individui con capelli scuri e carnagione olivastra (fototipo 5) o capelli scurissimi e pelle scura (fototipo 6).

Infine, è importante prestare attenzione anche a un’altra caratteristica del filtro, ovvero l’efficacia sia contro i raggi UV-B sia contro gli UV-A, che deve essere chiaramente indicata sulla confezione.

È importante tenere presente che ancora una volta la dose (la quantità di raggi assorbiti) è l’elemento determinante la risposta biologica, che può corrispondere a un effetto avverso/tossico, perché una elevata esposizione ai raggi solari è causa di infiammazione anche in individui appartenenti a popolazioni africane di carnagione nera.

Bibliografia:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10604793

https://www.epicentro.iss.it/farmaci/pdf/FEP%202013/Viola.pdf

https://www.fda.gov/drugs/understanding-over-counter-medicines/sunscreen-how-help-protect-your-skin-sun#spf

Invia un messaggio a SITOX
Riceveremo il tuo messaggio e la segreteria ti ricontatterà il prima possibile.


SITOX | Società Italiana di Tossicologia
Via Giovanni Pascoli, 3 - 20129 Milano | Tel: 02-29520311 | Email: sitox@segr.it