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3 maggio 2019
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Moria delle api: un fenomeno multifattoriale

Le anormali morie di api verificatesi negli ultimi anni sono state al centro del dibattito mediatico e hanno spinto molti ricercatori a intraprendere vari studi per comprenderne le cause scatenanti.

Oltre all’elevato valore economico delle api (produzione di miele e altre materie prime con la cerca, il propoli, il polline e la pappa reale) è di fondamentale importanza sottolineare anche il loro valore ecologico. Senza le api molti frutti, semi e verdure non sarebbero più disponibili in quantità sufficienti per il consumo umano e anche molti degli habitat naturali oggi esistenti sarebbero irrimediabilmente compromessi, in quanto le api hanno un ruolo fondamentale nell’impollinazione dei fiori di molte piante.

Il fenomeno della moria di api, Colony Collapse Disorder (CCD) o Sindrome da Spopolamento degli Alveari (SSA), viene imputato a diversi fattori tra cui l’uso agricolo di neonicotinoidi, insetticidi neurotossici derivati della nicotina.

I neonicotinoidi costituiscono una classe di insetticidi di nuova concezione, che grazie alle loro caratteristiche sono stati rapidamente molto utilizzati. Infatti, i neonicotinoidi hanno un ampio spettro d’azione, una ridotta dose d’impiego e risultano efficaci anche sugli insetti resistenti ad altri gruppi chimici.

La loro rapida diffusione a livello mondiale è dovuta anche al loro meccanismo d’azione. I neonicotinoidi agiscono a livello del sistema nervoso degli insetti con un meccanismo di tipo acetilcolinomimetico: si legano in modo irreversibile ai recettori nicotinici dell'acetilcolina (nAChR), localizzati a livello delle sinapsi, provocando l’alterazione della trasmissione degli impulsi nervosi che determina conseguentemente paralisi e morte dell'insetto. Le differenze tra nAChR degli insetti e quella dei mammiferi conferiscono a tali sostanze una notevole selettività, essendo gli nAChR dei mammiferi poco o per niente sensibili ai neonicotinoidi.

Questi pesticidi sono stati i principali sospettati nella diminuzione delle api tanto che nel 2008 il Ministero della Salute ha deciso di sospendere, in via cautelativa, l’utilizzo di prodotti fitosanitari a base di neonicotinoidi dopo che erano stati pubblicati diversi articoli sulla stampa che segnalavano una correlazione fra la dispersione di polveri contenenti prodotto conciante al momento delle semine primaverili di mais e le repentine morie negli alveari situati nei dintorni.

Nel 2013, invece, la Commissione europea ha predisposto la riduzione degli usi consentiti di tre neonicotinoidi: clothianidin, imidacloprid e thiametoxam, vietandone l’uso in tre colture, ovvero mais, girasole e colza ma permettendo il loro utilizzo nelle serre, sui cereali invernali e su alcune culture dopo la fioritura.

Infine, nel 2018 l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha concluso che "la maggior parte dei modi in cui i pesticidi neonicotinoidi vengono usati rappresenta un rischio per le api selvatiche e quelle mellifere".

Non tutti concordano con le conclusioni EFSA anche perché, sebbene dal 2013 sia in vigore il divieto di utilizzo di alcuni insetticidi ritenuti la principale causa del fenomeno, esso ha continuato a manifestarsi se non a peggiorare. Infatti, per la comunità scientifica internazionale, la moria delle api è di tipo multifattoriale ed è un fenomeno assai complesso. Va considerata l’incidenza di diverse possibili cause, come i fattori ambientali e le infestazioni degli alveari da parte di parassiti e virus.

I fattori ambientali hanno un ruolo importante nella sindrome da spopolamento degli alveari. I cambiamenti climatici hanno portato un impoverimento dell’alimentazione delle api con conseguenze negative sulla loro sopravvivenza. Il clima instabile, con caldi eccessivi e freddi repentini, impedisce alle piante di fornire sempre nuovo nettare (carboidrati) e polline (proteine), elementi importantissimi per garantire tutte le funzioni vitali delle api. 

Vi è poi il problema delle infestazioni degli alveari. In particolare è il Varroa Destructor, tra i patogeni delle api più pericolosi a livello mondiale, capace di annientare un'intera colonia di insetti nel giro di un paio anni. Questo acaro, infatti, indebolisce enormemente le api e il loro sistema immunitario. Il Varroa, inoltre, è vettore di diversi virus e in particolare del Virus DWV o Virus delle Ali Deformi (provoca malformazioni nelle ali delle api) e del Virus APV o Virus della paralisi acuta, particolarmente dannoso perché uccide l’ape in pochi giorni.

È importante studiare tutti gli aspetti legati alla moria delle api in modo da conciliare produttività e biodiversità, tutelando gli habitat specifici delle api e nel contempo permettendo agli agricoltori di continuare a lavorare in maniera fruttuosa.


Bibliografia
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https://efsa.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.2903/j.efsa.2018.5177
https://www.efsa.europa.eu/it/press/news/180228
https://www.usda.gov/media/press-releases/2013/05/02/usda-and-epa-release-new-report-honey-bee-health
https://agrofarma.federchimica.it/docs/default-source/cartella-stampa/190204-cartella-stampa-federchimica-agrofarma.pdf?sfvrsn=376aa13b_2
http://wedocs.unep.org/bitstream/handle/20.500.11822/17836/Global_Pollinator_Declines_Trends_Impacts_Dr.pdf?sequence=1&isAllowed=y

 

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