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28 maggio 2019
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Nichel, tossicità e sicurezza: ecco cosa dice la scienza

Il nichel (Ni) è un elemento naturale. Piccole quantità si trovano nell’acqua, nel suolo, nell’aria e nel cibo. È proprio l’alimentazione una delle principali vie di esposizione al nichel, con un consumo medio stimato per gli adulti di circa 100-300 μg/die.

Gli alimenti che lo contengono in maggiore quantità sono i vegetali (principalmente asparagi, broccoli, carciofi, carote, cavoli, cavolfiore, cipolla, fagiolini, funghi, lattuga, pomodoro, radicchio, spinaci), i legumi (in particolar modo lenticchie, fave, fagioli e piselli), la frutta (prugne, pere, kiwi e frutta secca), i cibi in scatola, il cioccolato, i grassi, il lievito in polvere e la farina integrale.

L'autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha stabilito come dose giornaliera tollerabile (DGT) 2,8 µg/kg di peso corporeo.

Anche se in misura minore rispetto alla sua presenza negli alimenti, il nichel può essere presente nell’acqua in quanto rilasciato da condutture idriche ed essere contenuto in acque sotterranee per via di un naturale rilascio da parte delle rocce e del terreno. Nelle varie regioni del mondo, il contenuto di nickel nell’acqua è molto variabile.

Il Decreto Legislativo n.31 del 2001, che recepisce la Direttiva 98/83/CE, ha fissato un valore massimo di 20 μg/litro per l'acqua potabile destinata al consumo umano e per le acque minerali naturali. L'esposizione della popolazione al nichel può avvenire anche attraverso l’inalazione di aria contaminata in quanto il nichel è un sottoprodotto di molte industrie. Si trova nei combustibili per riscaldamento, nei gas di scarico delle autovetture e nel fumo di sigaretta.

Il nichel è spesso combinato con altri metalli (come ferro, rame, cromo e zinco) per formare leghe metalliche, a cui conferisce caratteristiche di durezza, resistenza alla corrosione e al calore. È impiegato come catalizzatore e per la fabbricazione delle monete metalliche, per stampe su tessuti, colori per ceramiche, come mordente per legno, leghe e acciaio.

È presente in ornamenti metallici, fibbie, bottoni, montature metalliche di occhiali, pace-maker, dispositivi ortodontici quali ponti e corone, tinture per capelli, terracotta, porcellana, dentifrici, shampoo, trucchi e smalti.

Per quanto riguarda l’esposizione attraverso l’alimentazione, una volta ingerito, il nichel è solo parzialmente assorbito dall'intestino (circa il 20-25%). La parte rimanente è successivamente espulsa con le feci. La percentuale che entra nel circolo sanguigno invece viene distribuita in tutto l’organismo ma principalmente nel rene da dove viene eliminato. L'ingestione di elevate quantità di nichel, o di alcuni suoi composti, causa avvelenamento con conseguenti disturbi gastrointestinali (quali vomito, nausea, mal di testa e, nei casi più gravi, emorragia gastrica).

L’effetto indesiderato più comune è la sua capacità di indurre reazioni allergiche. Il nickel è la principale causa della dermatite allergica da contatto (DAC). Esso è responsabile di un numero di casi di DAC maggiore rispetto a quelli causati da tutti gli altri metalli considerati globalmente. L’allergia al Ni è la più diffusa al mondo.

Oltre alla dermatite allergica da contatto (DAC), il nichel è associato anche alla sindrome da allergia sistemica al nichel (SNAS) con manifestazioni cutanee (cosiddetta dermatite da contatto sistemica o DSC) o extracutanee (gastrointestinali, respiratorie, neurologiche ecc.).

L’Unione Europea ha istituito un quadro giuridico che disciplina la presenza e il rilascio di Ni in tutti gli oggetti destinati al contatto diretto e prolungato con la pelle. La normativa di riferimento a livello europeo sull’uso del nichel è il Regolamento Europeo 1907/2006 – REACH, il quale stabilisce che il valore massimo di rilascio del nichel è di 0,5 µg /cm2/settimana per i prodotti a contatto prolungato con la pelle. Invece il tasso di cessione per i prodotti inseriti in parti perforate del corpo dev’essere inferiore a 0,2 µg /cm2/settimana.

Nonostante la direttiva europea sul nichel (UE Nickel Directive), l'allergia al nichel rimane un problema nei paesi dell’UE così come evidenziato da uno studio di revisione del Dipartimento di Dermatologia Allergologica dell’Università di Copenaghen che ha raccolto dati provenienti da 46 studi pubblicati su Pubmed nel periodo 2005-2016.  

I risultati mostrano una prevalenza significativamente inferiore di allergia al nichel rispetto a prima dell'attuazione della direttiva UE nelle donne di età compresa tra 18 e 35 anni (11,4% contro il 19,8%) e in pazienti con dermatite di età compresa tra 18 e 30 anni (donne: 20,2% contro 36,6%) (uomini: 4,9% contro 6,6%). Nel complesso, però, la prevalenza di allergici al Ni nella popolazione generale rimane alta (8-18%), con una prevalenza più alta nell’Europa del sud rispetto a quella settentrionale.

Va ricordato che una delle principali attività di prevenzione per limitare l'esposizione al nichel, soprattutto per i soggetti allergici, è la corretta lettura delle etichette che riportano spesso la dicitura “senza nichel” o “testato per il nichel” (nickel free o nickel tested).


Bibliografia:

https://www.epa.gov/sites/production/files/2016-09/documents/nickle-compounds.pdf

https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/n/nichel#effetti-sulla-salute

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/pdf/10.1111/cod.12846

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