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29 novembre 2019
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Cosmetici e additivi alimentari, il biossido di titanio deve preoccupare?

Il biossido di titanio (TiO2) è un composto chimico di origine minerale che esiste in diverse forme cristalline. Anatasio e rutilo sono le due forme naturali più importanti.

È un materiale chimicamente inerte, semiconduttore e ha notevoli proprietà ottiche, con un indice di rifrazione molto elevato, vicino a quello del diamante. Grazie a queste caratteristiche trova impiego in numerose applicazioni: nella produzione di vernici come pigmento bianco e per conferire brillantezza ai colori, nelle materie plastiche e nel cemento da costruzione.

Sicuramente degno di nota è il suo utilizzo nell’industria cosmetica: fa parte della formulazione di dentifrici, deodoranti, creme per il corpo e makeup. Inoltre grazie alla sua capacità di schermare i raggi UV, il biossido di titanio è presente in forma di nanoparticelle nelle creme solari.

Nell’industria alimentare invece non è considerato un nanomateriale dalla vigente “Raccomandazione della Commissione europea per la definizione di nanomateriale”, ma può contenere fino al 3,2% del suo peso in nanoparticelle (di dimensioni inferiori a 100 nanometri). In questo settore è impiegato come additivo alimentare (E171) e trova i suoi principali usi nella pasticceria, nella panetteria e nelle salse.

Seppure gli additivi alimentari, biossido di titanio incluso, sono rigidamente regolamentati e sottoposti a continue revisioni e valutazioni, il loro utilizzo è da sempre oggetto di polemiche e suscita ciclicamente allarmismi nell’opinione pubblica. Il biossido di titanio è stato classificato da diverse agenzie internazionali ed europee in base ai dati scientifici raccolti e in base al ruolo e alle modalità operative delle medesime.

L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), che si occupa di identificazione del pericolo, ha classificato il biossido di titanio come possibile cancerogeno per gli umani (categoria 2B) per via inalatoria.

Per quello che riguarda invece la valutazione del rischio da parte delle agenzie europee, il Comitato per la Valutazione del Rischio (RAC) dell’Agenzia Europea per le sostanze chimiche (ECHA), ha valutato nel 2017 il potenziale cancerogeno del biossido di titanio e ha concluso che in base ai dati disponibili il TiO2 deve essere classificato come sospetto cancerogeno per via inalatoria (Categoria 2).

Il comitato ha inoltre concluso che le evidenze finora disponibili non sono sufficienti per classificare il biossido di titanio nella categoria 1B, come proposto dalla Francia.

Invece per l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA), i dati tossicologici sul biossido di titanio non indicano effetti nocivi collegati alla sua assunzione per via orale. Dai dati disponibili su assorbimento, distribuzione ed escrezione, il gruppo di esperti scientifici dell'EFSA sugli additivi alimentari e le fonti di nutrienti aggiunti agli alimenti (ANS) ha concluso che l'assorbimento del TiO2 somministrato per via orale è estremamente basso e la bassa biodisponibilità sembra essere indipendente dalla dimensione delle particelle.

Inoltre gli esperti dell'EFSA hanno notato che in alcuni studi da loro esaminati erano stati identificati possibili effetti avversi sul sistema riproduttivo dal biossido di titanio usato per scopi non alimentari.

Il gruppo di esperti scientifici non è stato in grado di giungere a una conclusione definitiva a causa della mancanza di uno di studi di tossicità riproduttiva multigenerazionale secondo le attuali linee guida dell'OCSE. Pertanto, a causa dei dati limitati gli esperti dell’EFSA non sono stati in grado di stabilire una dose giornaliera ammissibile (DGA) per il biossido di titanio a causa dei dati limitati.

Nel campo degli additivi alimentari, quando i dati sono insufficienti per stabilire una DGA, i valutatori del rischio calcolano un margine di sicurezza per determinare se l'esposizione corrente possa essere potenzialmente preoccupante. Nel caso del biossido di titanio l’EFSA, avvalendosi dell’approccio basato sul “margine di sicurezza”, ha concluso che l'esposizione alla sostanza tramite la dieta non rappresenta un problema per la salute. Tuttavia l’EFSA raccomanda di eseguire nuovi studi per colmare le lacune nei dati sui possibili effetti sul sistema riproduttivo, dati sui quali poter stabilire una DGA.


Bibliografia:

https://www.efsa.europa.eu/en/press/news/160914

https://echa.europa.eu/it/-/titanium-dioxide-proposed-to-be-classified-as-suspected-of-causing-cancer-when-inhaled

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3423755/

https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32011H0696&from=EN

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